Diritto all’oblio: una tutela (non solo) europea

Il Garante della Privacy, in un recentissimo provvedimento [doc. web 7465315] in materia di diritto all’oblio ha imposto a Google di procedere alla de-indicizzazione degli URL di tutti i risultati di ricerca associati al nome di un cittadino italiano. Al fine di assicurare una tutela effettiva al ricorrente (cittadino italiano residente negli Stati Uniti), il Garante ha ordinato di procedere alla de-indicizzazione sia delle versioni europee del motore di ricerca, sia di quelle quelle extra-europee.

Nel caso esaminato dal Garante, l’interessato, esercitando il proprio diritto all’oblio, aveva richiesto la de-indicizzazione di svariati URL (anche extra-europei) che rimandavano a messaggi o brevi articoli anonimi postati su forum e ritenuti denigratori e riferiti anche al proprio stato di salute e a gravi reati connessi alla professione di professore universitario.

Il Garante, nell’operare il bilanciamento tra il diritto all’oblio e l’interesse pubblico all’informazione previsto dalla sentenza Google Spain e approfondito nelle Linee Guida del WP29, ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web dei contenuti sopra indicati determinasse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata dell’interessato.

Le Linee Guida, in particolare, individuano proprio nel trattamento dei dati sulla salute uno dei criteri da considerare per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto all’informazione. Inoltre, sempre ai fini del bilanciamento, il WP29 sottolinea l’importanza di considerare la natura dei contenuti dei quali si chiede la rimozione: qualora si tratti di “informazioni che sono parte di campagne personali contro un determinato soggetto, sotto forma di rant (esternazioni negative a ruota) o commenti personali spiacevoli”, la de-indicizzazione deve essere giudicata con maggiore favore, soprattutto in presenza di “risultati contenenti dati che sembrano avere natura oggettiva ma che sono, in realtà, inesatti, in termini reali (…) se ciò genera un’impressione inesatta, inadeguata o fuorviante rispetto alla persona interessata.” 


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