Pirateria online e siti alias: un nuovo strumento di difesa?

La recente decisione ottenuta da Arnoldo Mondadori contro alcuni tra i principali service providers (quali Fastweb, Telecom e Vodafone) ha segnato un importante cambio di passo nella lotta contro la diffusione di contenuti illeciti online.

Quella alla pirateria online è una lotta che ha spesso assunto le sembianze di una battaglia (disperata) contro i mulini a vento, essenzialmente per due ragioni. Da una parte il principio in virtù del quale un service provider (ISP) non può essere destinatario di un provvedimento giudiziario che lo obblighi ad attivarsi autonomamente per la disattivazione di contenuti illeciti, noto anche come ‘divieto di obbligo generale di sorveglianza’. Dall’altra, la problematica legata alla sfuggevolezza della contraffazione online, e la capacità dei soggetti che la perpetrano di trasferirla, o addirittura moltiplicarla, di sito web in sito web e nel tempo di pochi click.

Sono proprio queste le tematiche che il Tribunale di Milano ha affrontato nella decisione Mondadori vs ISPs dello scorso 12 aprile.

Più in dettaglio, in un precedente provvedimento del luglio 2017, rilevata la presenza di contenuti editoriali di proprietà del Gruppo Mondadori sul sito web o portale ‘dasolo.org’, il Tribunale di Milano aveva ordinato agli ISP di disabilitare l’accesso al portale e “a tutti i siti con nome di dominio di secondo livello ‘dasolo’ indipendentemente dal top level domain adottato”.

Nell’arco di pochi click dall’ordinanza cautelare, i gestori del portale ‘dasolo’ avevano però trasferito i medesimi contenuti illeciti su un portale caratterizzato da un nome a dominio diverso, ovvero ‘italiashare.info’, così aggirando l’ostacolo generato dalla disattivazione del portale ‘dasolo’ e di fatto vanificando gli effetti del provvedimento emesso dal Tribunale di Milano.

La vanificazione degli effetti del provvedimento è stato il leitmotiv della successiva iniziativa cautelare assunta da Mondadori rispetto ai medesimi ISP, stavolta con riferimento al portale ‘italiashare.info’. Il gruppo editoriale ha infatti chiesto al Tribunale d Milano di dichiarare la compatibilità, con il ‘divieto di obbligo generale di sorveglianza’, di un provvedimento di inibitoria che ordinasse agli ISP di disattivare l’accesso al portale che mettesse a disposizione i medesimi contenuti sia attraverso il nome di dominio ‘italiashare’ o attraverso qualsiasi altro nome a dominio.

Nella successiva ordinanza in data 12 aprile, il Tribunale di Milano ha rilevato che circoscrivere l’ordinanza a un preciso nome a dominio sarebbe stato inutile. Dall’altro lato, ha osservato che, fatto salvo il divieto di un obbligo generale di sorveglianza, il diritto comunitario (inter alia la sentenza C-314/12, UPC v. Telekabel Wien) esige anche che i provvedimenti inibitori si rivelino sufficientemente efficaci [ovvero] debbano avere l’effetto di “impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti”.

Il Tribunale ha quindi accolto le richieste cautelari di Mondadori, istituendo un meccanismo pro futuro per effetto del quale, ricevuta la segnalazione di una violazione da parte del titolare dei diritti (Mondadori), gli ISP dovranno procedere alla disattivazione dei contenuti illeciti, sia se perpetrati attraverso il portale ‘italiashare’, sia se operati attraverso siti c.d. ‘alias’ caricati su qualsiasi altro nome a dominio, senza che vi sia bisogno, in quest’ultimo caso, di ricorrere nuovamente all’autorità giudiziaria.

L’ordinanza mette quindi a disposizione uno strumento molto potente per la lotta alla pirateria online, quantomeno per i titolari di diritti su contenuti digitali, anche se non è da escludere che il medesimo modello possa essere replicato per la lotta ad altri tipi di pirateria online, quali per esempio l’offerts in vendita di beni contraffatti.


Luca Pellicciari – Senior Associate @ Trevisan&Cuonzo

Daniele Roncarà – Associate @ Trevisan&Cuonzo

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